Comunicare efficacemente: oltre le parole

By | 7 Ottobre 2017

Ogni singolo giorno, ognuno di noi riceve più informazioni di quante, meno di 100 anni fa, un essere umano ne riceveva in tutta la sua vita.

Viviamo in un’epoca in cui siamo incessantemente inondati da un’enorme quantità di informazioni. Le scritte, le voci e i messaggi che tentano di catturare la nostra attenzione sono ovunque. Pubblicità, avvisi, notizie e dialoghi fanno costantemente parte del nostro tempo e riempiono il nostro spazio.

Da quando i media, i mezzi di comunicazione di massa, sono parte integrante della nostra vita, il modo di comunicare è cambiato enormemente.

In mezzo a questo bombardamento di messaggi, ognuno di noi è disposto a dedicare la sua attenzione verso qualcosa per un tempo brevissimo: oggi l’attenzione media di una persona verso un video, una pagina web o un post su un portale social è di 7 secondi. Sette secondi!

Una pubblicità che funziona deve catturare l’interesse in un tempo rapidissimo, altrimenti il messaggio trasmesso passerà inosservato. Un video pubblicato sul web, se non stimola l’interesse pressoché immediatamente, sarà ignorato. Lo stesso vale per quando “approcciamo” una persona.

In questo mare di parole, molto sovente le nostre modalità di comunicazione non sono sufficientemente efficaci per far risaltare quello che vogliamo esprimere.

Per fare il modo che il tuo messaggio emerga, ti occorrono nuovi strumenti, nuove strategie, nuovi metodi per permettere alla tua voce di ottenere il suo scopo: far comprendere e accettare ciò che vuoi esprimere.

Quando comunichi, quale è il tuo scopo? La domanda sembra banale.

Quando comunichi, il tuo scopo primario è farti capire, ma il tuo scopo ultimo è fare in modo di convincere.

Livello 1: Ti ascolto
Livello 2: Ti capisco
Livello 3: Mi hai convinto

La comunicazione efficace è la comunicazione che funziona, quindi che convince.

Sull’argomento, esistono sono molti libri. Moltissimi. Alcuni sono molto validi, alcuni sono un pò troppo generici, ma più o meno tutti puntano, decisamente, nella stessa direzione e ti trasmettono questo messaggio: se vuoi che il tuo messaggio arrivi a destinazione (livello1), venga capito (livello 2) e convinca (livello 3), le sole parole non bastano.

Ti faccio un esempio molto semplice: in un test fatto “in strada” tre differenti attori chiedevano un’informazione ai passanti.

Il primo dei tre rimaneva a una distanza di circa due metri dall’interlocutore, il secondo si teneva a circa un metro, il terzo si avvicinava a pochi centimetri dal viso.

Gli esiti, come puoi intuire, erano profondamente diversi: l’attore che si avvicinava troppo veniva respinto con forza (le persone scappavano), l’attore che rimaneva troppo distante non riusciva a catturare l’attenzione (le persone proseguivano).

La prossemica, ovvero la gestione delle distanze utilizzata in questo esempio, è uno solo dei 5 canali di comunicazione non verbale (CNV) che, da studi accurati, rappresentano al primo impatto più del 90% dell’efficacia della comunicazione.

(Si, i canali di comunicazione non verbale sono 5, anche se la notissima PNL ed altre discipline ne codificano ancora solamente 4).

I quattro tipi di comunicazione

Fondamentalmente esistono 4 tipi di comunicazione:

1: La comunicazione informativa

La comunicazione informativa avviene quando la sorgente della comunicazione (ovvero chi sta informando) e la destinazione (ovvero chi sta ascoltando) non sono in contatto diretto, o non possano interagire, interrogarsi, interrompersi uno coll’altro.

Ad esempio, quando leggi un giornale o guardi la TV.

2: La comunicazione interattiva

La comunicazione interattiva avviene quando, fra la sorgente della comunicazione (ovvero chi sta parlando) e la destinazione della comunicazione (ovvero chi sta ascoltando), esiste una interazione.

Ad esempio, tu e un tuo amico quando vi parlate liberamente

3: La comunicazione manipolativa

In questa forma di comunicazione le persone trasmettono e ricevono informazioni (come nella comunicazione interattiva), ma uno dei due interlocutori esprime le sue frasi in modo da “persuadere” l’altro interlocutore ad accettare le sue idee. La persuasione avviene principalmente facendo leva su bisogni o paure.

Ad esempio la persona con cui sei legato sentimentalmente, o tua madre, quando ti dice “se ti comporti così mi fai soffrire”.

4: La comunicazione ipnotica

In questa forma di comunicazione, le persone trasmettono e ricevono informazioni (come nella comunicazione interattiva), ma il secondo interlocutore si convince che le idee del primo interlocutore sono espresse per il suo bene e lo renderanno felice.

Ad esempio (ma qua il discorso diventa più complesso), la pubblicità che ti dice “con questo profumo conquisterai tutte le donne”

 

Ricorda bene che la pubblicità migliore ti fa credere di vendere felicità, non oggetti.

In gran parte dei casi tu non stai comprando solamente un’automobile, ma compri uno status-symbol. Pensa a come la pubblicità ti “racconta” la vita che avrai con quell’auto. Lo scopo dei pubblicitari non è descrivere la qualità di un prodotto, ma persuaderti che, possedendolo, la tua vita sarà più felice.

I biscotti a colazione renderanno veramente la tua famiglia entusiasta di affrontare la giornata, così come ti racconta la pubblicità?

Ti propongo un esempio ancora più forte.

Immagina queste 2 parole.

Ti amo”.

Immagina di fronte a te la persona che più ti piace, immaginala mentre ti sussurra queste due parole, guardandoti fisso negli occhi, con il suo viso vicino al tuo, mentre ti tiene le mani nelle sue mani. Sentiti addosso l’effetto e l’emozione che queste parole (sono 5 lettere in tutto) ti possono dare. Chiudi per qualche secondo gli occhi e immagina la scena.

Da brividi, vero?

Ora invece immagina la persona che più ti piace mentre ti guarda distrattamente, sta giocando con il cellulare e ogni tanto butta un occhio alla televisione, dove trasmettono una partita di calcio. Immagina di vederla con la testa reclinata sul telefonino mentre, mangiando patatine, ti dice “Ti amo” senza guardarti. Prova a sentirti addosso l’effetto che queste due parole ti fanno adesso.

Decisamente non bello, così, vero?

Sono le stesse 2 parole, ma a seconda di come vengono dette possono “attivarti” emozioni diverse e fortissime.

Quando parli con qualcuno, forse il suo cervello pensa: “Che belle parole”, ma in realtà sta anche ascoltando, analizzando e giudicando altre cose che condizionano le tue parole, ad esempio:

  • chi seimi fido o non mi fido, ti considero degno di attenzione oppure no
  • come sei vestitomi parli di ribellione e sei vestito in giacca e cravatta, mi parli di doveri e gerarchie e sei vestito da squatter
  • come ti muovimi dai colpa per un lavoro non riuscito ma stai in un angolo con sguardo basso
  • il tuo tono di voceVuoi spronarmi a dar il massimo ma mi parli sottovoce, tossicchiando

(Questi sono semplici esempi, l’elenco è fortemente incompleto).

Ricorda sempre che le parole sono solo una parte del messaggio che trasmetti.


E allora cosa dovresti fare? Inizia, da subito, così:

Quando hai un messaggio da trasmettere, dedica al testo il giusto tempo, poi concentrati e dedica molto tempo a definire come lo presenterai.

Scoprirai che il come è, molto sovente, più efficace del cosa.
Questo vale in ogni campo della tua vita, che sia professionale sentimentale, familiare, affettivo.


Queste riflessioni sono tratte dal libro “Vai oltre le parole, comunica”, frutto di anni di studi, di corsi e di conferenze che, attraverso teoria, storie, esempi ed esercizi pratici, analizza e fa comprendere la comunicazione efficace.

“L’esperienza è il tipo di insegnante più difficile. Prima ti fa l’esame e poi ti spiega la lezione” – Oscar Wilde


Proprio per questo, prima di battere delle terribili nasate (tradotto: insuccessi), è bene imparare in anticipo cosa è meglio fare.

Trovi il libro “Vai oltre le parole, comunica” su:

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